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arnone no ad accordi con l'mpa di de francisci

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NESSUNA INTESA  CON L'MPA CHE DA' RETTA
A DE FRANCISCI




Non c'è pace nel Pd. I recenti avvenimenti, giudiziari, con l'assoluzione in appello di Palermo e Gambino, e le vicende politiche  che coinvolgono l'Amministrazione provinciale guidata da Eugenio d'Orsi, stanno rendendo il clima sempre più effervescente.

Di seguito le dichiarazioni  del consigliere comunale Giuseppe Arnone che replica agli ultimi interventi di Messana.

Gentile Messana, i “chiarimenti, anche privati” possono riguardare, al massimo, scappatelle coniugali, ovvero vicende “di corna”, non certamente fatti politici o giudiziari.
Alla Provincia di Agrigento il Partito Democratico deve seguire lo stesso percorso tracciato a Palermo da Cracolici, Lupo e il Presidente Lombardo: mantenimento degli assessori tecnici e l’unico chiarimento che il partito è titolato a chiedere è quello pubblico, nella sala consiliare.
Sarebbe anche il caso che Panepinto e Adragna, magari dopo un paio di caffè, dicessero cosa pensano dei chiarimenti privati, smentissero Messana e comunicassero di non essere mai entrato nell’esecutivo provinciale del Partito, che qualcuno ha definito unitario.”

Non mi è chiaro se si tratti, ormai, di una crisi delle facoltà intellettive   o se si tratti di “fame di posti da assessore” che induce il segretario provinciale del PD a rilasciare ad organi di informazione testuali affermazioni semplicemente risibili, frutto al massimo di insegnamenti mal digeriti da parte di emuli dei baffi di Stalin.

Ieri, mi sono letteralmente rizzati i capelli quando ho letto la virgolettata dichiarazione di Messana, secondo cui “vi deve essere un chiarimento, anche privato, tra il Presidente D’Orsi” e il soviet supremo d’annata (e lì ha ragione Matteo Renzi quando dice che i dirigenti devono essere come lo yoghurt, con la scadenza…) composto da Capodicasa, Di Benedetto, Messana e i neo eroi della mala giustizia Gambino e Palermo.

Poi ho riflettuto, leggendo il resto del comunicato bugiardo di Messana – e adesso spiegheremo un’altra grande fesseria – che il chiarimento privato si rende necessario per cementare al meglio l’ultraventennale rapporto tra Capodicasa e Di Mauro, regalando la candidatura di sindaco di Agrigento proprio all’on. Di Mauro. E, con tale “regalo”, variamente infiocchettato e impacchettato, con primarie o meno, tentare di ostacolare la candidatura di Arnone, per regalare, ancora una volta, Agrigento al centrodestra, o agli ambigui, e comunque al malgoverno. Senza partecipare con gli uomini che hanno il consenso, e il tutto nel solco della tradizione.
Ovviamente, non rinnego i meriti che ho sempre riconosciuto a D’Orsi, nell’aver apportato rilevanti novità nella gestione della Provincia Regionale, a partire dall’abolizione di enti mangiasoldi, come l’APEA o il CdA dell’aeroporto – fantasma di Marcello Massinelli.
Ma come affrontare la questione giudiziaria D’Orsi ce lo hanno già spiegato, con comportamenti pubblici e trasparenti, i dirigenti regionali del Partito, Antonello Cracolici e Giuseppe Lupo, unitamente al Presidente Lombardo che ha prima convocato i giornalisti e poi tenuto un confronto in assemblea, libero e democratico, ove ogni eletto dal popolo siciliano ha avuto modo di dire la sua. Altro che “chiarimenti, anche privati”!!!

E, se Messana è proprio in vena di chiarimenti, ci chiarisca – prima di doverlo chiarire alla Magistratura – chi ha falsificato le firme di Diego Cusumano, Nello Hamel e pure quella di Domenico Pistone, che, in qualità di teste  non è stato in grado di riconoscerla. E chiarisca pure il perché lui, Messana, ha assunto, di nascosto a tutti (o quasi) la decisione di mandare Palermo e Gambino in quella Commissione in assenza di alcun deliberato da parte degli organi a ciò deputati.
E sarebbe anche il caso che i miei amici Panepinto e Adragna, possibilmente dopo aver sorbito un paio di robusti caffè, si decidessero a dare innanzitutto la notizia che la nomina dell’esecutivo, presentato ieri da Messana come “unitario”, non vede in alcun modo la loro partecipazione. Ciò in quanto le componenti di Adragna e Panepinto, in questa ultima riunione, hanno ribadito la volontà di non assumere responsabilità di Partito sin quando ci sarà Messana a presiederlo.
Ed ancora, dopo aver preso magari un terzo e ultimo caffè, esprimano la propria opinione – che ritengo sia assolutamente identica alla mia – in ordine a questi “chiarimenti, anche privati” che dovrebbero intercorrere tra il presidente D’Orsi, Messana, Capodicasa e compagni.
Conclusivamente, per chi ancora non l’avesse capito, le prossime elezioni comunali costituiranno ad Agrigento una delle più riuscite operazioni di “rottamazioni di massa” di soggetti inservibili che abbia mai conosciuto la democrazia italiana. E non vi saranno, grazie anche alla nuova legge elettorale voluta da Lombardo e Cracolici, furbizie che tengano da parte di Capodicasa, con la ricercata sponda dell’on. Di Mauro.
E, per quanto mi riguarda, ma sul punto sarò più chiaro in seguito, non può esservi alcun rapporto politico con l’MpA se questo Partito ritiene di continuare a dare retta a soggetti quali Giuseppe De Francisci, alla cui enorme massa di bugie pronunciate risponderò comunque nei prossimi giorni.

Arnone aveva scritto fra l’altro al governatore lombardo ed all’assessore Armao parlandi della “casta” dei consiglieri comunali, ovvero  di Storie di piccoli – grandi scandali e la necessità di una seria riforma, per contenere spese inutili e dannose.


Nel momento in cui, per la crisi economica, si vengono a colpire le famiglie, i meno abbienti, gli ammalati gravi, le imprese, occorre anche colpire, riportando giustizia ed equità, la “casta” politica, in tutte le sue ramificazioni, anche in quella degli amministratori locali e dei consiglieri comunali.

Le scrivo la presente da Consigliere Comunale che ricopre questa carica da oltre 20 anni e, soprattutto, che ben conosce gli enormi problemi del bilancio del Comune di Agrigento, nonché di tutti gli altri comuni siciliani.
Nelle scorse settimane ho appreso una prima notizia – che immediatamente vi propongo – e che mi ha spinto ad approfondire i temi di spreco, cattiva politica e malaffare che vi chiedo di eliminare.

La notizia è la seguente: un consigliere comunale di Agrigento, il più giovane dei consiglieri, tale Giuseppe De Francisci, costa al mio Comune ben 4.000 euro al mese. Larga parte di questi soldi li intasca direttamente De Francisci,   La rimanente parte è costituita dai contributi previdenziali che il Comune paga a De Francisci. In sostanza, per il Comune di Agrigento, De Francisci è divenuto quasi più oneroso degli stessi vertici della burocrazia comunale, cioè dei dirigenti.

 Dopo la sua elezione, De Francisci ha trovato un posto di lavoro nel settore privato. Un posto di lavoro :  è “dirigente” dell’impresa della mamma, tale DEMA srl. De Francisci, però, è molto impegnato al Comune: a far cosa tra breve lo diremo. Ed essendo molto impegnato al Comune, per 14 giorni lavorativi al mese è costretto ad assentarsi dal posto di lavoro. La mamma, nell’impresa di famiglia, lo vede molto poco. A consolare la signora  però, ci pensa il Comune di Agrigento, che ogni mese rimborsa alla signora 2.400 euro. Questi 2.400 euro sarebbero, formalmente, lo stipendio da “dirigente” che la signora provvede a pagare al figliolo. Dunque, si realizza questa meravigliosa “partita di giro” : la mamma imprenditrice paga al figlio consigliere comunale, neo assunto dall’impresa, lo stipendio.
Concludo, formulando sinteticamente una prima serie di proposte utili a evitare questi gravissimi fatti di malcostume:

1. riduzione dell’importo del gettone di presenza, anche mediante semplice dimezzamento (a Palermo da 150 a 75 euro, ad Agrigento da 112 a 55;

2. divieto di cumulo di più gettoni nella medesima giornata;

3. limite massimo di due commissioni, con oneri al carico del Comune, per ogni settimana (solo per due commissioni si avrebbe diritto al rimborso dello stipendio e al gettone di presenza, ogni ulteriore riunione dev’essere senza alcun onere per il Comune);

4. cancellazione della possibilità di rimborso delle spese di viaggio per i consiglieri “non residenti”. Se uno vuole passarsi il piacere di amministrare un Comune in cui non risiede, non c’è alcuna ragione per rimborsargli la benzina;

5. per quanto riguarda il rimborso delle giornate lavorative, occorre prendere quale riferimento lo stipendio di cui godeva il consigliere comunale nell’anno precedente la sua elezione. Così eviteremmo le “folgoranti carriere” in coincidenza dell’assunzione della carica

6. da ultimo, e non per ultimo, per quanto riguarda le sedute del Consiglio Comunale, le nuove norme potranno utilmente adottare il sistema collaudato in alcuni comuni siciliani, cioè quello di collegare l’erogazione del gettone di presenza alle effettive deliberazioni, non alla semplice presenza, che troppo spesso dura pochi minuti.


 
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