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Sotto la pioggia insistente di questi ultimi giorni si è sbricolato il palazzo dell'ex istituto Scifani. Sono subito intervenuti i vigili del fuocoi che hanno scavato temendo che sotto le macerie fosse rimasto intrappolato qualcuno.
Un crollo annunciato che purtroppo non è il primo e che putropppo rischia di non essere l'ultimo.
Il palazzo, in base ad una recente delibera della giunta comunale, avrebbe dovuto essere ristrutturato nell'ambito del progetto "Terra vecchia".
LEGGI DI SEGUITO LO SPECIALE SUL CENTRO STORICO
STORIA DI INADEMPIENZE E DI OCCASIONI PERDUTE
L'ALLARME LANCIATO NEGLI ANNI '90
DA FRANCO BARBERI:
"MI SENTO PIU' SICURO SULL'ETNA
CHE NEL CENTRO STORICO DI AGRIGENTO"
di Elio Di Bella


All'inizio degli anni '90, Franco Barberi, uno dei maggiori esperti della protezione civile, in una delle tantissime occasioni in cui venne in Sicilia lanciò l'allarme: "Mi sento più sicuro in un qualunque paese dell'Etna che nel centro storico di Agrigento". In vent'anni, sulla collina di Atena, dove dal tempo della dominazione araba ha preso a svilupparsi il centro storico della Città dei Templi, i crolli si sono moltiplicati e gli amministratori hanno cercato di "fermarli" con un unico provvedimento: puntellano i muri pericolanti con assi di legno e intanto minacciano i proprietari di prendere severi provvedimenti, se non metteranno in sicurezza l'immobile degradato.
Naturalmente alla minacce non segue nulla. La tragedia recente avvenuta nel vicino centro storico di Favara, dove due bambini hanno perso la vita per il crollo della loro casa, sembra avere svegliato dal lungo letargo le cosiddette autorità competenti. Il sindaco Marco Zambuto d'un tratto ha provveduto con proprie ordinanze a disporre la chiusura al transito veicolare e pedonale di alcune zone del nucleo antico della città.
Nelle ore successive i vicoli abitati soprattutto da extracomunitari sono stati passati al setaccio anche da agenti della questura e della polizia urbana. L'operazione ha riguardato non solo le cose ma anche le persone, così, già che c'erano. Oltre che alle case che presentano evidenti segnali di cedimento e le cui condizioni sono ai limiti dell'abitabilità, i controlli sono serviti a verificare anche altro: hanno chiesto ai residenti i documenti e, se stranieri, si è accertato che avessero regolare permesso di soggiorno. In fatiscenti ed umidi appartamentini hanno trovato insieme anche più di dieci persone, alcuni dei quali stranieri irregolari che sono stati denunciati. In questa parte dell'isola la gente ha la memoria lunga e sa che passate l'emozione e le polemiche, fra non molto, alla politica degli annunci seguirà l'oblio. Basti pensare a tutte le promesse intorno al piano particolareggiato del centro storico di Agrigento. E' stato approvato ed adottato ( il 27 novembre 2007 sulla Gazzetta ufficiale della regione Sicilia) dopo inenarrabili ritardi, con decreto dell'assessorato regionale al Territorio, a 32 anni dall'incarico affidato ai progettisti. Ed in ogni caso non esiste ancora un serio tentativo di riqualificare la residenzialità dotandola di attrezzature e servizi capaci di soddisfare il fabbisogno dei residenti, realizzare la tutela e recupero dei beni culturali, avviare una progettualità regolamentata e programmata delle zone in cui è possibile aprire nuove attività commerciali, artigianali, turistiche e ricettive. D'altra parte per simili operazioni occorrono cospicui finanziamenti.


Agrigento la sua occasione d'oro l'ebbe nel 1976 con la legge speciale numero 70 della Regione recante norme speciali per il quartiere siracusano di Ortigia e il centro storico di Agrigento. Tale legge così recitava: "esiste la necessità di recuperare i centri storici di Ortigia e di Agrigento, considerati di particolare valore e abbisognevoli di urgenti interventi tesi a risanare il tessuto urbano. Sono beni culturali, sociali ed economici da salvaguardare, conservare e recuperare mediante interventi di risanamento conservativo per consentire la permanenza degli attuali abitanti". Imponeva pertanto all'art.2: "oltre alla riqualificazione e la valorizzazione del patrimonio storico monumentale ed ambientale, il recupero edilizio a fini sociali e la permanenza degli attuali abitanti". Ma solamente la città di Siracusa ha saputo cogliere appieno la potenzialità di tale legge rendendo operativo dopo pochi anni il Piano particolareggiato del centro storico di Ortigia ed utilizzando, quindi, i finanziamenti pubblici (ben 25 miliardi del 1976) e le opportunità di mutui agevolati anche per gli operatori privati. Agrigento non seppe dotarsi del piano particolareggiato e perse così i finanziamenti. Inutili sono stati i tentativi del sindaco attuale, Marco Zambuto, di ottenere il rifinanziamento della legge. Ma dopo la tragedia di Favara anche sul fronte economico in pochi giorni le redazioni sono state subissate da comunicati stampa dei vari politici agrigentini, regionali e nazionali, che annunciavano "interventi concreti attraverso decretazioni d'urgenza per reperire fondi per il recupero di zone altamente pericolanti e che potrebbero provocare altre tragedie" e assicuravano che "per evitare le inevitabili lungaggini burocratiche si potrebbe affidare il coordinamento dei lavori e delle risorse economiche alla Prefettura e alla Protezione civile". Inutile dire che sino ad oggi dalle parole non si è ancora passati ai fatti.
IL CENSIMENTO DIMENTICATO FINITO IN UN CASSETTO:
PIU' DEL 10 PER CENTO DEGLI IMMOBILI SONO A RISCHIO CROLLO
Così è stato che nei giorni caldi delle polemiche e delle emozioni ci si è ricordati anche di un progetto di pochi anni fa, ma già finito in qualche cassetto. "Nel mese di luglio del 2007 -