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Una marcia per chiedere più attenzione e interventi rapidi da parte di tutte le autorità e gli enti competenti. I circa 400 lavoratori delle imprese della Gesa Ag2, hanno deciso di andare fino in fondo nella lotta intrapresa per il riconoscimento del loro diritto allo stipendio. Oggi si sono ritrovati davanti la Prefettura di Agrigento per protestare contro i lunghissimi ritardi che li hanno portati a non ricevere i soldi da tre mesi. La manifestazione è stata organizzata in maniera autonoma e senza avere consultato le rappresentanze sindacali di riferimento Cgil, Cisl e Uil che avevano già indetto uno sciopero per il prossimo 11 aprile.
“Chiediamo – spiegano i lavoratori – che il prefetto Francesca Ferrandino intervenga in maniera energica sulla nostra vertenza. Siamo stanchi di aspettare e di essere sempre e comunque l’anello più debole di questa catena”.
Intanto, ad Agrigento, così come negli altri comuni consorziati, la situazione è al collasso e l’emergenza è conclamata. Nonostante i divieti e le ordinanze di non gettare la spazzatura, i cittadini e soprattutto gli operatori commerciali non sentono ragione e i marciapiedi e le strade adiacenti i cassonetti sono ormai delle piccole discariche a cielo aperto, comprese quelle vicino alle scuole, agli uffici e ai negozi. Fa eccezione Lampedusa, dove il senso di responsabilità degli operatori ecologici ha prevalso sulle ragioni della protesta con la raccolta dei rifiuti che continua nonostante il mancato pagamento degli stipendi. Domani si apre comunque un settimana importantissima per la vertenza visto che non sembra possibile i reperimento di grosse somme che possono calmare gli animi dei netturbini e le richieste dei sindacati. Martedì è previsto un nuovo cda straordinario tra Gesa e sindaci dell’Ato Ag2 per discutere di aspetti tecnici riguardo la nuova gara d’appalto. All’ordine del giorno, attualmente non figura la vicenda legata al mancato pagamento degli stipendi che attualmente è legato alla mancata corresponsione dei debiti milionari che i comuni hanno nei confronti della società d’ambito. Le imprese dell’Ati intanto continuano a vivere momenti di difficoltà economiche forse senza precedenti con alcune ditte, le più piccole, che non hanno neanche i soldi per fare rifornimento agli auto compattatori.