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Fu l'incontro con i genitori del giudice Rosario Livatino a spingere, da lì a qualche ora, Papa Giovanni Paolo II, profondamete turbato, a lanciare l'anatena contro la mafia nella Valle dei Templi.
Il resoconto di quel commovente incontro nell'articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia
di Gerlando Gandolfo
Agrigento 9 MAGGIO 1993
Cinque minuti intensi, carichi di grande commozione. Il Papa incontra i genitori del giudice Rosario Livatino in una saletta del Vescovado, la seconda a sinistra dell'ampio salone dove domina un Crocefisso.
Sono da poco passate le 15 quando giungono al palazzo vescovile. Avevano chiesto di potere incontrare il Santo Padre.
Eccoli attendere di essere ricevuti. Rosalia Livatino, è avvolta nel nero. Il marito Vincenzo le si stringe accanto.
"E' una grande gioia incontrare il Papa perchè è il Cristo in terra". Il ricordo va subito al figlio, l'unico figlio massacrato da un commando mafioso il 21 settembre di tre anni fa lungo la "veloce" Caltanissetta-
"Mio figlio -
Si rivolge ai giornalisti: "Bisognava scrivere queste cose venti anni fa, quando hanno massacrato il primo giudice in Sicilia".
-
"Il Papa fa anche troppo. Dice tante cose, ma non ha il potere di fare ciò che andrebbe fatto in Sicilia".
Sembra un uomo ormai rassegnato. Vinto dal pessimismo. Pare che dentro di lui non ci sia più spazio per la speranza.
Nessuna speranza per questa terra martoriata e saccheggiata dalla mafia.
Ma è solo un attimo. "Quando si taglia un fiore -
Poi le porte si spalancano. Vincenzo e Rosalia Livatino raggiungono la saletta dove il Santo Padre sta ad attenderli.
Con loro c'è la professoressa Ida Abate che al liceo classico di Canicattì ebbe Rosario Livatino come alunno. Il ricordo di quello studente esemplare è diventato un libro, "Il piccolo giudice".
Cinque minuti volano via. Veloci, uno dietro l'altro. Ma il significato dell'incontro è forte, intenso. Riempie di speranza tutti, non solo i genitori del "piccolo giudice" che aveva sfidato le cosche. Che aveva osato confiscare beni per miliardi di lire a boss di prima grandezza del ghota mafioso agrigentino.
Per loro che vivono ormai solo nel ricordo del sacrificio del loro Rosario, il Santo Padre ha parole di conforto. Stringe a se la mano della signora.
Rosalia Livatino è emozionata. Non riesce a trattenere le lacrime. "E' una gioia incontrare il padre comune ed essergli accanto nella lotta alla mafia".
"Siamo felici di avere potuto incontrare il Cristo in terra. E' la nostra speranza. E' tutto per noi. Speriamo ora che ci sia un risveglio delle coscienze. Che siano in molti a combattere il male assieme al Santo Padre".
Il Papa sempre ieri avrebbe dovuto incontrare anche la moglie ed i figili del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, assassinato dalla mafia il 4 aprile dello scorso anno.
Ma la signora Maria Montalbano che alla vigilia della visita in Sicilia aveva rivolto un accorato appello al Papa, ha dovuto rinunciare perchè indisposta.