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mafia interrogato padre on michele cimino

ULTIMISSIME
E' ACCUSATO DI AVERE COMPRATO VOTI DAI CLAN PER IL FIGLIO


IL PADRE DELLL'EX ASSESSORE MICHELE CIMINO
INTERROGATO PER DUE ORE DAI MAGISTRATI DELLA DDA
L'IMPRENDITORE GIOACCHINO CIMINO:
"TUTTO FALSO HO DENUNCIATO CHI MI TAGLIEGGIAVA"

 

Si è difeso respingendo ogni accusa di collusioni con le cosche agrigentine l'imprenditore Gioacchino Cimino, padre dell'ex vice presidente della regione Siciliana  Michele Cimino.
L'imprenditore è stato raggiunto da un avviso di garanzia che lo accusa di avere  pagato le famiglie empedocline  per convogliare voti sul figlio in occasioni delle lezioni regionali.

Gioacchino Cimino,  indagato  per voto di scambio, è stato interrogato  per circa due ore dal sostituto procuratore  della Direzione distrettuale antimafia, Fernando Asaro.
L'imprenditore,  assistito dall'avvocato Francesca Li Vecchi, si è difeso sostenendo fra l'altro  di avere denunciato  in passato  atti intimidatori e tentativi di estorsione perpetrati  dalla mafia nei  suoi confronti.
A chiamare in causa Gioacchino Cimino sono i  pentiti  Maurizio Di Gati e Alfonso Falzone, i quali lo tirano  in ballo  sostenendo che  l'imprenditore avrebbe versato dieci milioni di lire ad ogni clan nel 1996 e nel 2001, in occasione delle elezioni regionali che vedevano candidato il figlio Michele.


 
 
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