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quartiere san vito nuovo centro storico

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UN VIAGGIO TRA RICORDI E TANTA AMAREZZA


VIA SAN VITO,  VIA PICONE  E DINTORNI...

UN NUOVO
CENTRO STORICO?

di Armando Albano

 

Recentemente, mi sono goduto i primi giorni di libertà dopo il pensionamento, facendo una cosa che avevo sempre desiderato: rivedere i luoghi della mia infanzia e della mia giovinezza. Quando lavoravo, non mi era, per ovvie ragioni, possibile farlo con la stessa serenità, infatti. E così sono ritornato nel mio centro storico, rifacendo scale e scalette, fermandomi nelle chiazze e nei chiani, osservando con una certa malinconia i pochi residenti che tuttora lo abitano, e ricordando l'operosità di una volta di maniscalchi, falegnami e panettieri, ecc.
Adesso, solo gli anziani si godono questi luoghi… Ma quello che più mi ha sgomentato sono stati gli odori: odori di rinchiuso all'aperto, di umidità cavernosa, di tufo ormai marcio, e così via. Insomma, un po' di più, anzi molto di più, di quello che ragionevolmente potessi aspettarmi. E non mi riferisco solo ai vari edifici pubblici. Parlo delle umili case, dei palazzotti di coloro i quali una volta rappresentavano l'aristocrazia cittadina; ai numerosi muri a bandiera, ai balconcini dei quali sono rimasti visibili solo i ferri di sostegno, e così via. Una pena. Luoghi buoni solo per qualche ripresa di film neoneorealisti. Il nostro centro storico è così malridotto, insomma, che nessuna umana impresa potrà mai più restituirlo al proprio ruolo di anima cittadina.
Noi agrigentini l'avevamo abbandonato, e continuiamo a farlo, sognando un'altra città più a valle, molto più confortevole, più ricca di servizi per tutti. L'avevamo sognato. Solo sognato, però. Perché, subito dopo, ho preso a ri-percorrere le nuove strade della città moderna e confortevole. E mi riferisco al quartiere San Vito. Nel quale, al tempo della scuola media (ho frequentato la Pirandello) abitavano molti miei compagni. E dunque luogo di incontri, di infinite partite a Piazza Cavour, di panini con la mortadella divorati su una delle numerose panchine della Passeggiata, ai primi approcci con le ragazze… E alle corse su per la scala che dal Viale conduce in via Picone, vera prova di resistenza e audacia. Adesso, a causa della mia lentezza (l'età, gli acciacchi, il desiderio di reinventarsi una giovinezza, perchè riviverla pare proprio impossibile), pian piano, un bellissimo e caldissimo giorno di agosto l'ho raggiunta di nuovo, la mia via Picone. Ma non era più quella mia…
Ho trovato palazzine abbandonate al degrado (vedere per credere), adesso fantasmi di un strada che negli anni sessanta brulicava di vita. Avrò contato una mezza dozzina di grossi ratti che vi si aggiravano - essi affatto fantasmi! - liberamente. Sono stato pervaso da un sospetto: che gli odori fossero gli stessi che nei giorni precedenti avevo sentito tra le viuzze del centro storico. Ma si, erano i medesimi! E anche qui ho visto parecchi africani che allegramente la percorrevano. Si vedeva che erano nel loro ambiente, che ci stavano bene. Per carità, nulla da ridire, io non sono razzista. Ma l'immagine che ne ho ricavato era sintomatica di un abbandono: forse come quello che era avvenuto parecchi prima con la fuga dal centro storico. Si, si trattava dello stesso tipo di abbandono al degrado: la nobilissima via Picone era stata data dagli agrigentini in uso gratuito a topi e forestieri … Nei giorni successivi, mi sono chiesto se anche altre vie del quartiere avevano subito, o stessero per subire, il medesimo destino. Sono passato dal sospetto alla certezza quando le ho ripercorse tutte, e più volte (spesso spiato da negozianti, da passanti, ma anche da amici e conoscenti, anch'io come o peggio di un forestiero): via De Gasperi, via San Vito, Via Pausania, ecc. Sempre lo stesso spettacolo: abbandono e degrado, e in una misura che comincia a diventare preoccupante.

Questo quartiere, o rione, però, non sconta gli stessi problemi del vecchio centro storico. Ha strade larghe, una vista mozzafiato sulla Valle e sul mare, edifici pregevoli, lo splendido Viale della Vittoria che lo chiude a sud. Insomma, ha un assetto urbanistico importante, da salvaguardare e difendere (così, a margine di queste riflessioni, l'intero quartiere custodisce due "circuiti" stradali che potrebbero essere utilizzati per promuovere corse ciclistiche e automobilistiche): ma sembra, invece, che stia subendo lo stesso destino del centro storico (di quello "storico"). Si, perché, non intervenendo subito, la Città rischia di fare uno scellerato salto all'indietro per la seconda volta nel giro di soli cinquanta anni. Rischia, cioè, di avere un altro centro storico degradato. Un secondo. L'ultimo, probabilmente. Ma mentre l'abbandono del primo, come detto più indietro, avveniva nell'ottica di un miglioramento delle condizioni sociali e della qualità della vita, questa volta il fine è del tutto incomprensibile. E non può essere giustificato dal trasferimento altrove di carcere e ospedale… Il degrado urbanistico e sociale dei nuovi quartieri di Fontanelle e Monserrato, poi, è sotto gli occhi di tutti, è inutile ricamarci ancora sopra. Insomma, questa Città, che fu una volta la più bella dei mortali, rischia di perdere questa volta la propria identità, definitivamente.
Ma, ben lo sappiamo, la nostra è una Città che non si vuole bene, che non progredisce e che non apprende dalla propria Memoria. Che vive di modesti progetti. Che non sa pensare se stessa e a se stessa. Purtroppo.


 
 
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