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scontro nel Pd adragna panepinto dimissioni Messana

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SCONTRO NEL PD:ADRAGNA, PANEPINTO E ARNONE CHIEDONO LE DIMISSIONI DI MESSANA


IL SEGRETARIO:NON HO ALCUNA INTENZIONE DI LASCIARE
 

Guerra nel Partito democratico agrigentino.
Dopo qualche sett8mana di calma apparente, ad innescare la miccia ci hanno pensato il senatore Benedetto Adragna, il deputato regionale  e Giovanni Panepinto che all'insegna dello slogan "Il Pd che vogliamo" chiedono le dimissioni del segretario provinciale Emilio Messana.
Tutto condiviso da Giuseppe Arnone.
Ma Messana che ne pensa? Ha intenzione di accogliere l'invito di Adragna, Panepinto e Arnone?
Per niente. Messana non ha proprio alcuna intenzione di dimettersi.
Siamo solo all'inizio di uno scontro destinato ad accentuarsi in prossimità delle elezioni comunali.
Arnone ha già annunciato che si candida come  sindaco.
Niente di strano, se non fosse per il fatto che la segreteria del Pd sta lavorando alla candidatura di Piero Luparello.


L'INTERVENTO DI ADRAGNA E PANEPINTO  


Area Popolare" e "FiancoaFianco", scrivono ai vertici del PD
Il PD che vogliamo

I componenti dell'Assemblea Nazionale e Regionale, della Direzione Regionale, dell'Assemblea Provinciale, Coordinatori di Circolo, Rappresentanti Istituzionali Nazionali, Regionali, Provinciali e Comunali facenti riferimento alle associazioni del Partito Democratico "Area Popolare" e "FiancoaFianco", nei giorni scorsi hanno inviato un documento politico a Pierluigi Bersani Segretario Nazionale, a Maurizio Migliavacca Coordinatore della Segreteria Nazionale, a Emilio Messana Segretario Provinciale, a Giuseppe Lupo Segretario Regionale e a tutti i  Coordinatori di Circolo e  gli iscritti del PD della Provincia  Agrigento del Partito Democratico.  
Nel documento i sottoscrittori ritengono che le ultime Elezioni Amministrative in Provincia di Agrigento consegnano un quadro sconfortante per il Partito Democratico; il P.D. perde e perde male e in molte importanti realtà, risulta ormai ridotto alla marginalità.
         Al di là del dato elettorale, aggiungono i sottoscrittori, il Partito Democratico nella nostra Provincia, appare ormai bloccato, disaggregato, incapace di esprimere idee chiare e rappresentanza e di essere riferimento delle forze sociali, incapace di dare assetti politici ed organizzativi certi ai circoli territoriali ed offrire loro gli "strumenti" per agire a servizio dei cittadini, incapace di dare finalmente compiutezza ed efficacia ai dispositivi ed alle attese di un Congresso Provinciale che ad oggi risulta lontano anni luce dalle esigenze del partito, dei suoi iscritti e della società civile.
Alla luce di tutto questo, evitando l'idea di formulare graduatorie di responsabilità, i sottoscritti ritengono che sia giunto il momento di dare una svolta, di cambiare passo, di dare al partito ed a tutti i suoi militanti nuovi input, nuovi stimoli, un ritrovato entusiasmo e senso di appartenenza. La provincia di Agrigento merita un Partito vivo e vitale, generatore di idee ed accogliente, dove storia e novità, tradizione ed innovazione, regole e partecipazione, possano convivere, ed essere valore aggiunto per costruire una valida alternativa politica al centro-destra.
Un partito che unisca e non divida, che metta in rete le competenze ed i bisogni, le idee e la fantasia, gli interessi e le opportunità, che si confronti con ciò che vive e si muove intorno a noi, che interpreti la società ed impari a interpretare le nuove domande che questa impone e sappia elaborare risposte efficaci, che dialoghi con le forze sociali e si faccia catalizzatore delle necessità per tramutarle in azioni concrete. Un partito che caratterizzi la presenza nelle Istituzioni Provinciali con proposte utili e visibili, che supporti la Deputazione Nazionale e Regionale nella proposta. Un partito che includa e non escluda. Un partito aperto che favorisca l'accesso ed il successo ad una generazione di ragazzi e ragazze interessati all'impegno politico-sociale. Un Partito dove tutti gli iscritti si sentano finalmente "cittadini", e artefici della costruzione di una nuova classe dirigente, che metta al centro le periferie ed i territori, che non rinvii a tempo indeterminato i problemi ma si imponga di risolverli, che sappia decidere e si assuma le responsabilità delle scelte, che non viva di improvvisazione, ma di programmi e di progetti concreti.
  Affinché si gettino le basi ed i presupposti per la costruzione di un Partito con tali caratteristiche c'è, però, il profondo bisogno di un forte segnale di discontinuità. Segnale che deve provenire da tutto il gruppo dirigente a partire dal Segretario Provinciale Emilio Messana, il quale con un gesto di generosità ed attaccamento nei confronti del PD e dei suoi militanti deve interrompere questo stato di cose dimettendosi,  mettendo al servizio di tutti la sua esperienza per la costruzione di un nuovo processo di rilancio del P.D. e l'individuazione di un nuovo gruppo dirigente ed una nuova guida per il partito.
Siamo consapevoli, concludono i firmatari, che le responsabilità per lo stato attuale del Partito non possono ricadere esclusivamente sulla persona del Segretario, ma siamo convinti che la sua presenza e la sua figura non hanno permesso e non permettono la realizzazione del partito che immaginiamo, che immaginano i tanti iscritti e tutti coloro che ci guardano con interesse e che ci chiedono di cambiare, di abbandonare le vecchie logiche di equilibrio interne ed essere forza politica credibile a servizio della società.
Le associazioni del PD "Area Popolare" e "FiancoaFianco"



 
 

L'INTERVENTO DI GIUSEPPE ARNONE

I parlamentari Adragna e Panepinto chiedono le dimissioni di Messana, quale presupposto di vero rinnovamento del PD in provincia di Agrigento. Giuseppe Arnone condivide e rilancia.
Arnone: "Condivido perfettamente la richiesta di dimissioni, avanzata ieri dagli onorevoli Giovanni Panepinto e Benedetto Adragna nei confronti del segretario provinciale Emilio Messana, responsabile di immensi disastri."
E sulla partecipazione dello stesso Messana alle pubbliche esequie di Calogero Gueli, Arnone ricorda: "Messana non ha ancora compreso di essere il segretario dell'intero Partito Democratico, rappresentandone tutti gli iscritti ed elettori, come conferma la sua presenza, in prima fila, a commemorare pubblicamente Gueli, un uomo politico responsabile di scandalose collusioni."

Condivido, in particolare, i seguenti passaggi della nota di Adragna e Panepinto, ove la stessa si riferisce all'attuale ruolo del PD in provincia e al disastroso "apporto" dell'attuale dirigenza, a partire dal segretario Messana, che viene esplicitamente invitato a immediate dimissioni:
1)   le ultime Elezioni Amministrative in Provincia di Agrigento consegnano un quadro sconfortante per il Partito Democratico; il P.D. perde e perde male e in molte importanti realtà, risulta ormai ridotto alla marginalità;
2)   il Partito Democratico nella nostra Provincia, appare ormai bloccato, disaggregato, incapace di esprimere idee chiare e rappresentanza e di essere riferimento delle forze sociali, incapace di dare assetti politici ed organizzativi certi ai circoli territoriali ed offrire loro gli "strumenti" per agire a servizio dei cittadini, incapace di dare finalmente compiutezza ed efficacia ai dispositivi ed alle attese di un Congresso Provinciale che ad oggi risulta lontano anni luce dalle esigenze del partito, dei suoi iscritti e della società civile;
3)   Affinché si gettino le basi ed i presupposti per la costruzione di un Partito con tali caratteristiche c'è, però, il profondo bisogno di un forte segnale di discontinuità. Segnale che deve provenire da tutto il gruppo dirigente a partire dal Segretario Provinciale Emilio Messana, il quale con un gesto di generosità ed attaccamento nei confronti del PD e dei suoi militanti deve interrompere questo stato di cose dimettendosi, mettendo al servizio di tutti la sua esperienza per la costruzione di un nuovo processo di rilancio del P.D. e l'individuazione di un nuovo gruppo dirigente ed una nuova guida per il partito;
4)   siamo convinti che la sua presenza e la sua figura non hanno permesso e non permettono la realizzazione del partito che immaginiamo, che immaginano i tanti iscritti e tutti coloro che ci guardano con interesse e che ci chiedono di cambiare.
Ma ancora più grave è il comportamento di Messana di domenica scorsa, che ho appreso soltanto nelle ultime ore. Anche Messana, scandalosamente, quale massimo rappresentante del Partito Democratico, ha partecipato al picchetto d'onore e al lutto cittadino a Campobello di Licata per Calogero Gueli: Le foto lo raffigurano in prima fila, stretto tra Giacomino di Benedetto e Angelo Capodicasa.
E, lo ribadisco, il comportamento di Messana è ancora più grave perché costui non comprende che in questo momento ricopre la carica di segretario provinciale e, in tale veste, rappresenta tutti gli iscritti, i militanti e gli elettori.
Mi pare utile richiamare ancora oggi ciò che scrive la Corte d'Appello su Calogero Gueli e le sue responsabilità, confermandosi pienamente, da parte della Corte, i fatti accertati dal Governo Prodi e poi confermati dal TAR, in merito allo scioglimento per inquinamento mafioso del Consiglio Comunale di Campobello di Licata e dell'amministrazione Gueli.



LA REPLICA DI EMILIO MESSANA

Ancora una volta si tenta di bloccare il processo di radicamento del PD nella nostra provincia
Abbiamo celebrato un congresso per lanciare un gruppo dirigente unitario, che realizzasse finalmente la contaminazione delle idee e delle culture che è la forza del Partito Democratico.
Lo abbiamo celebrato dopo un travaglio durato un anno e alla fine abbiamo proposto ai nostri iscritti una candidatura unica a segretario provinciale, affinché alla direzione ed organizzazione del partito potessero concorrere tutte le aree politiche del Pd e rendere autenticamente ricca e plurale la nostra offerta politica.
Per tre mesi, su richiesta delle aree FiancoaFianco e Area Popolare, nell'assenza di ricorsi formali, abbiamo comunque verificato i dati, svolto un'opera di ricognizione sulla situazione di alcuni circoli, redatto un documento unitario a futura memoria della Direzione Provinciale che di lì a poco si sarebbe dovuta insediare.
FiancoaFianco e Area Popolare hanno chiesto che si proclamasse soltanto l'elezione del segretario provinciale e che l'elezione degli altri organismi avvenisse subito dopo, e così è stato fatto.
I nostri iscritti ancora attendono la convocazione dell'Assemblea provinciale per l'elezione degli organismi e si avanza, sempre da parte delle stesse componenti, la richiesta di dimissioni del segretario provinciale.
E ciò avviene dopo aver sapientemente frenato la costruzione del partito e l'insediamento dei suoi organismi statutari.
Confondere le esigenze o le prospettive della propria componente e subordinare ad esse gli impegni assunti nei confronti degli iscritti, primo fra tutti quello di completare l'organizzazione provinciale del partito, è un errore fatale e dannoso per tutti.
La pratica stucchevole della "tela di Penelope", per cui si celebra un congresso per poi paralizzarlo, contrasta con le nobili dichiarazioni di principio che sembrano ispirare il documento.
I congressi si fanno ogni tre anni per consentire ad un gruppo dirigente di poter sperimentare un progetto e una linea politica.
Per quanto mi riguarda, sono e rimango a disposizione del partito ed è mio dovere lavorare, cercando il coinvolgimento di tutti, alla sua costruzione e al suo rafforzamento.
La retorica del "Partito che vogliamo", però, si esaurisce in un attacco personale al segretario e contempla la prospettiva di un Pd senza ruoli provinciali, ridotto a litigioso condominio delle componenti.
L'antidoto a questa continua e logorante guerra di posizionamento interno è un partito strutturato ed organizzato che attribuisca e distribuisca i compiti e rinvenga nella capacità di lavoro, di proposta, di innovazione la chiave per selezionare i gruppi dirigenti.
In un partito senza organismi prevale la tendenza delle componenti a tutelare i propri gruppi dirigenti, anche a costo di proiettare il partito verso una sicura sconfitta elettorale.
E' quello che è accaduto in occasione delle ultime elezioni amministrative.
Ho già chiesto la convocazione dell'Assemblea Provinciale e non asseconderò ulteriori rinvii, come avvenuto in passato per un malinteso senso di mediazione e di unità.
L'Assemblea provinciale dovrà eleggere gli organismi, guardando ai territori e non alle esigenze di questa o quella mozione congressuale, e proporrò che si strutturi in gruppi di lavoro, per preparare il programma del partito.
Il Segretario Bersani ha chiamato le articolazioni territoriali a discutere del Pd, della sua organizzazione, del suo ruolo nella società italiana.
Una parte importante è dedicata proprio alle regole della democrazia interna, alle primarie, all'esigenza di costruire un partito plurale che impari a discutere senza dividersi.
E' già partita la campagna elettorale per le elezioni amministrative della prossima primavera, in autunno dovremo preparare la conferenza programmatica regionale, nel frattempo c'è un mondo che in occasione dei referendum si è mobilitato e chiede di partecipare alla vita pubblica anche nella nostra provincia.
E' dovere di tutti noi preparare al meglio questi appuntamenti, per la società agrigentina, per i nostri iscritti e i nostri elettori.
Le mozioni, le associazione di riferimento diano slancio a questo processo, invece di frenarlo.

28 LUGLIO 2011



 
 
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