Alla fine è prevalso il buon senso e giovedì sera gli operatori ecologici della Gesa hanno voluto ancora una volta avere fiducia nelle parole delle imprese per cui operano e tornare al lavoro. Il lunghissimo braccio di ferro tra Gesa, imprese e sindacati si è infatti concluso con un accordo che prevede che entro giovedì prossimo, i netturbini riceveranno un assegno di 500 euro a testa quale acconto per gli stipendi di ottobre, novembre e della tredicesima che avanzano. In questo modo , in attesa degli altri soldi, hanno deciso con grande spirito di responsabilità, di tornare al lavoro e comunciare a ripulire sia Agrigento che gli altri 18 comuni della Gesa. Gli operatori ecologici che devono percepire gli stipendi di ottobre e novembre, più la tredicesima, hanno infatti ricevuto rassicurazioni sul rapido pagamento anche della restante parte dei soldi che aspettano riprendendo la raccolta no-stop provando a ripulire la città capoluogo e gli altri 18 comuni interessati, entro un paio di giorni. Catanzaro si è "accontentato" di un milione e 800 mila circa a fronte dei 2 che aveva messo sul tavolo mentre alle imprese 3 milioni. Per il momento dunque, la situazione pare possa tornare lentamente alla normalità ma di definitivo non c'è nulla. Lo aveva chiarito ieri Giancarlo Alongi, l'amministratore delegato dell'Ati, l'Associazione temporanea delle imprese che lavorano con Gesa che fa il punto della situazione e spiega nel dettaglio, quanti soldi le imprese stesse devono ricevere dall'Ato. "Sarebbe veramente aberrante - dichiara Alongi - individuare nelle imprese i responsabili della situazione che è scaturita nelle due giornate di sciopero, regolarmente indette da lavoratori e sindacati ed illegittimamente proseguiti. Imprese, che come i lavoratori pagano in proprio le gravi conseguenze di inequivocabili e reiterate inadempienze, della Gesa dei Comuni soci, su prescrizioni imposte dalle norme contrattuali e dalle leggi vigenti, che di fatto nessuno controlla e persegue". Alongi chiarisce poi che la riscossione dei crediti vantati dall' Ati formalizzano le condizioni che possono consentire almeno il parziale pagamento di quanto dovuto ai lavoratori. I soldi che le imprese avanzano da Gesa sono di quasi 17 milioni di euro complessivi di cui 10 milioni e 256 mila per servizi resi da giugno a novembre 2010 e 6 milioni e 670 mila per l'importo scaduto che Gesa avrebbe già dovuto corrispondere alle imprese". Dal canto proprio la ditta Catanzaro vuole i 4 milioni di euro che avanza ed ha dichiarato di accettare non meno di 2 milioni per tenere aperta la discarica. Soddisfazione per l'esito della trattativa anche i sindacati che alla fine hanno realmente mediato sulla vertenza. "Questa volta è finita bene - commenta il segretario della Cgil Funzione pubblica Alfonso Buscemi - ma è inconcepibile assistere ad uno spettacolo indecoroso come quello di questi giorni con lavoratori che non pagano e sindaci che non sanno più che pesci prendere". E tra le preoccupazioni legate ai problemi di liquidità, si inserisce adesso lo spettro della liquidazione degli Ato voluta dal presidente Lombardo che potrebbe non fare incassare ai creditori di recuperare le somme che avanzano. Non è al momento chiaro infatti chi dovrà far fronte alle spese collegate allo scioglimento, dato che di certo ad ora i comuni morosi difficilmente potrebbero farsi carico del tutto, nè quali siano gli strumenti che dovranno essere utilizzati per il trasferimento.