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Signore Gesù, questa sera, ancora una volta ammirato per la moltitudine di agrigentini che ti accompagna, e per i molti segni di commozione che ho avuto modo di cogliere, mi sono tornate in mente le tue parole: "Figlie di Gerusalemme -
Voglio ancora una volta parlarTi della mia città nella quale non mancano aspetti positivi e interessanti, e di questo ti ringrazio, ma voglio approfittare per presentarti alcuni nostri modelli di vita che sono discutibili. Che Ti voglio dire? Signore, non è solo quì, ma anche ad Agrigento, di parole se ne dicono tante e non solo nelle stanze delle decisioni, ma anche per le vie. Sì, si parla, si discute per trovare le giuste soluzioni, ma non si fa quel gioco di squadra che, invece, quando c'è, è sempre vincente. Anzi sembra che si preferisca la frantumazione. Così non solo il tempo passa velocemente, ma si finisce col perdere le sfide, e si continua ad incrementare arretratezza, immobilismo, disservizi … Si vive da rassegnati, anche quando, è solo un esempio, ci troviamo agli ultimi posti nelle diverse classifiche. Come se non avessimo la possibilità e la capacità di ribaltare tali situazioni. Continuiamo a dire parole, ma non sappiamo cercare e trovare l'azione comune, la condivisione sincera di pensieri che ricercano il bene, il discernimento fatto insieme. È come se non si voglia cercare il coraggio per osare il dialogo. E così -
Signore, non è la prima volta che ti parlo di ciò, ma continuo a chiedermi perché siamo solo preoccupati di ricordare il florido passato e di lamentarci dicendo: "Tanto qui siamo ad Agri-
E così le tante parole, anche se velate di promesse, progetti, proposte, riescono a scardinare la fiducia, la volontà, la speranza. Si dà colpa ai signori della cosa pubblica, attori di tristi spettacoli nei palcoscenici della politica, eppure, in misura differente, siamo un po' tutti protagonisti dello stesso spettacolo. Desideriamo una città diversa, eppure ognuno cerca di farsi i fatti propri. Ci pensino gli altri, non tocca a me: è la filosofia di molti. Il domani di questa città sembra più argomento da bar. E a furia di agire così, non si reagisce, neppure si urla, ci si adatta invece. Intanto ad urlare silenziosamente e a chiedere attenzione sono fatti a cui sembra che non si vuol dare attenzione, di cui sembra che non se ne voglia parlare, quasi per non rompere un'onorabilità formale .
Cosa intendo dirti, Signore? Penso allo strepito, che non sempre si sente, di quei giovani che usano droghe, soffocatrici di intelligenze, di creatività, di vita. Quanto spreco di vita e di intelligenze! Noi ci giriamo dall'altro lato e fingiamo di non vederli … e ce la sbrighiamo dicendo che i giovani moderni sono così. Ma il problema è presente nel territorio agrigentino ed è grosso. E come questo ce ne sono tanti. Te ne presento alcuni.
Tu, Signore, ti sei presentato al mondo come il Maestro che è via e verità. Ma oggi hai scarsa audience, a te si preferiscono altri maestri, quelli televisivi, per esempio, i quali, ormai modelli di una vita insignificante, spietatamente dominano e giocano coi sentimenti di giovani e di adulti, trattando tutti da ridicoli burattini. Rattrista poi sapere di tanti giovani che annegano nel mare spesso pericoloso di internet alla ricerca di sogni spesso fatali. Non sanno più alzare lo sguardo e restano sempre più incatenati dalla fredda solitudine regalata da un monitor. Chi sa se non è questa la causa dell'aumento vertiginoso dei cinque in condotta; dell' esibizione di performance di ragazzi che singolarmente sembrano per bene ma che poi per una strana metamorfosi si trasformano in bulli, e fanno paura quando sono in "branco". Quale futuro per loro e per questa città se sembra che il massimo si raggiunga solo perché si ha in mano una bottiglia di birra e di vino, o la sigaretta, o lo spinello che dà una momentanea ebbrezza? E poi, non capisco, -
Signore, tu senti pure i tanti urli silenziosi che s'innalzano da chi subisce le armi del ricatto, dello strozzinaggio, della retribuzione disonesta, del lavoro nero o talvolta non pagato e riconosciuto. Spero solo -
Immagino la tua risposta se ti chiedo perché ancora si muore di insicurezza sul lavoro o sulla strada, mi dirai che è il disprezzo delle norme a produrre vittime,come il non indossare il casco in moto o al lavoro, non allacciare le cinture in auto, non usare l'auricolare quando si è alla guida. Hai ragione! E poi diamo la colpa a te di tante disgrazie. Scusaci.
Signore, ti presento anche gli urli silenziosi e bagnati di lacrime di chi muore di disoccupazione ma non perché si toglie la vita, ma perchè lentamente si vede soffocato dalla dure rinunce alle legittime aspirazioni quali la casa e ad una vita dignitosa per la propria famiglia.
Che ci dici, poi, del grido muto di Michelina Navarra arrivato a Te, quel 14 dicembre, tempo di acquisti natalizi. Aveva 79 anni. È stata trovata morta dai poliziotti, nella nostra Agrigento, di-
Signore aiutaci, perché tra sussurri, indifferenza, meschine miopie, rischiamo di non cogliere il senso dei rovesci della storia e perfino quelli della geografia. Signore stiamo vivendo contemporaneamente due fatti, di cui uno ci lega al nostro passato e l'altro ci parla di speranza e di pace. Si tratta della Cattedrale e di Lampedusa. Ad unirle non è solo san Gerlando, protettore di Agrigento e di Lampedusa, o l'appartenenza ad uno stesso territorio, quanto piuttosto la loro valenza simbolica di grembo che accoglie, genera, ripara, nutre … La Cattedrale è la chiesa madre per i credenti, per questa città è come faro posto sul colle, luce che orienta la navigazione della vita, punto di congiunzione tra cielo e terra. Lampedusa è speranza di salvezza per chi nella vita è minacciato, violato, derubato. Il rischio è -
Signore, per chiudere, voglio dirti grazie per quanto i lampedusani ci hanno insegnato e ci insegnano. Approfitto per lanciare attraverso Te un grazie agli uomini di mare e di terra e ai volontari che con alto grado di umanità si sono prodigati e si prodigano per salvare vite umane. La responsabilità degli isolani di fronte ai fratelli -
Maria Addolorata, "madre migrante" e "porto di salvezza", Madre tua e nostra, aiutaci a capire che i fatti della storia, della nostra città e del nostro territorio sono sfide da cogliere e opportunità che tu ci offri. Amen.